Questa sezione è dedicata alla raccolta di pensieri, aneddoti, preghiere, poesie, ricordi... 


Dammi, Signore, un'ala di riserva


In principio


Una vita abbandonata nelle braccia di Dio


nel ricordo di don Luigi Martinengo, consigliere spirituale di AL4 e AL6

Il testamento spirituale

Lettera aperta a don Luigi


Io non so come


Una reliquia della Passione


Regala ciò che non hai


Mangiare i biscotti degli altri


 

 

 

DAMMI, SIGNORE, UN'ALA DI RISERVA

 

Voglio ringraziarTi, Signore, per il dono della vita;

ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,

che anche Tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta,

forse per farmi capire che Tu non puoi volare senza me;

per questo Tu mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita,

non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un

gabbiano all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura

della libertà, vivere è stendere un’ala, l’unica ala,

con la fiducia di chi sa avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore.

Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.

Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala,

l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria

e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te; soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva.

Don Tonino Bello

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IN PRINCIPIO

 

Dio creò l'asino e gli disse: "Sarai ASINO, lavorerai instancabilmente, dall'alba al tramonto, portando pesi sulla groppa. Mangerai cardi spinosi, non avrai l'intelligenza e vivrai fino a cinquant'anni. Sarai ASINO!"

L'asino gli soggiunse: "Sarò asino, ma vivere fino a cinquant'anni penso sia troppo visto la vita che dovrò fare. Concedimi solo 20 anni".

Il Signore Iddio glielo concesse.

 

Dio creò il cane e gli disse: "Sarai CANE! Difenderai la casa dell'uomo, sarai il suo migliore amico, mangerai di quello che ti daranno e vivrai venticinque anni. Sarai CANE!"

E il cane gli disse: "Va bene, Signore, sarò cane e farò quello che devo fare, ma vivere venticinque anni per me è troppo. Concedimi solo 10 anni".

Il Signore lo accontentò.

 

Dio creò la scimmia e le disse: "Sarai SCIMMIA! Salterai di ramo in ramo tra gli alberi della foresta facendo pagliacciate, divertirai la gente e vivrai vent'anni. Sarai SCIMMIA!"

La scimmia rispose: "Come posso vivere vent'anni saltando di ramo in ramo? Ti prego, dammene solamente 10".

Il Signore glielo concesse.

 

Finalmente Dio creò l'uomo e gli disse: "Sarai UOMO! Sarai l'unico essere razionale sulla faccia della terra. Userai la tua intelligenza per dare il nome e per sottomettere gli animali. Dominerai il mondo e vivrai vent'anni."

E l'uomo rispose: "Signore, sarò UOMO, però vent'anni sono troppo pochi. Dammi, ti prego, i 30 che ha rifiutato l'asino, i 15 che non ha voluto il cane e i 20 che ha respinto la scimmia".

 

Così fece il Signore e da allora l'uomo vive 20 anni da uomo. Poi si sposa e passa 30 anni da asino lavorando come un asino per mantenere tutta la famiglia. Quando i figli se ne vanno, vive 15 anni da cane, badando alla casa e mangiando quello che gli viene dato ed arriva quindi all'età della pensione per vivere 10 anni da scimmia, saltando di casa in casa, di figlio in figlia, facendo... pagliacciate per divertire i nipotini!

Autore ignoto

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UNA VITA ABBANDONATA NELLE BRACCIA DI DIO

 

"Per essere un buon danzatore, con Te come con gli altri, non occorre sapere dove conduca la danza. Basta seguire il passo, essere contento, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti  spiegazioni sui passi che ti piace fare. Bisogna essere come il prolungamento, agile e vivo, di Te. E ricevere da Te la trasmissione del ritmo dell’orchestra.

Bisogna non volere avanzare ad ogni costo, ma accettare di voltarsi indietro, di procedere di fianco. Bisogna sapersi fermare e saper scivolare anziché camminare. E questi sarebbero soltanto passi da stupidi se la musica non ne facesse un’armonia. Noi però dimentichiamo la musica del Tuo spirito, e facciamo della vita un esercizio di ginnastica; dimentichiamo che fra le Tue braccia la vita è danza e che la Tua santa volontà  è di un’inconcepibile fantasia.

Se fossimo contenti di Te, Signore, non potremmo resistere al bisogno di danza che dilaga nel mondo, e arriveremmo a indovinare quale danza Ti piace farci danzare sposando i passi della Tua Provvidenza".

 

Così scriveva la mistica francese Madeleine Delbrel,

che testimoniò Dio nella periferia di Parigi nell’ultimo dopoguerra

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don luigi

TESTAMENTO SPIRITUALE DI DON LUIGI

 

«Ringrazio il Signore per tutta la bontà che mi ha sempre dimostrato. Lo ringrazio soprattutto perché mi ha fatto incontrare persone splendide, persone che hanno saputo fare del bene, volere bene, senza mai disturbare. Sarà proprio il Suo cuore infinitamente grande a contraccambiare tanto affetto, compassione e comprensione.

Posso dire di essere sempre stato felice di essere Suo sacerdote. Dico "di essere " perché lo sarò per sempre.

Ricordo tutti e ciascuno. Spero di non aver mai fatto soffrire. Se questo è avvenuto pregherò tanto perché il Signore faccia risplendere la gioia dove io ho causato dolore.

Prego vivamente Chi presiederà la liturgia della risurrezione di voler con tanta bontà omettere la predica. Il Signore gradirà certamente di più un momento di riflessione e di preghiera che non inutili parole e ancor più inutili elogi.

Il Signore doni alle comunità che mi hanno avuto compagno di vita tutte quelle grazie che io non ho saputo portare loro con la mia presenza e il mio impegno».

Don Luigi

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LETTERA APERTA A DON LUIGI

Cari amici di équipe, vogliamo leggervi la lettera che abbiamo pensato di scrivere idealmente il giorno del funerale di don Luigi Martinengo, per ricordarne (magari un po' in fretta) la figura. Nella speranza di interpretare anche il pensiero di altri e di non tradire, se non formalmente, la schiva modestia di un uomo, di un sacerdote eccezionale.

Magda ed Eugenio Castellotti

Caro don Luigi,

abbiamo capito bene? Non sarai più con noi nelle riunioni mensili di équipe? Non verrai più a trovarci, a mangiare con noi, ad ascoltare paziente i mille problemi con i quali genitori e figli ti caricavano? Quando l'abbiamo saputo la nostra prima reazione è stata: e adesso, come faremo?

Abbiamo cominciato a ricordare le tue molte qualità e di tuoi piccolissimi difetti (che mescolati con quelle diventavano anch'essi pregi). Ci sono così passate davanti le tante serate passate a discutere, a confrontarci sulla Parola di Dio, a sostenere, talora con toni un po' aspri, posizioni contrastanti. E alla fine tu, col tuo sorrisetto mite, portandoci in punta di piedi l'enorme bagaglio della tua cultura, biblica e non, della tua sapienza, della tua umanità, riuscivi sempre (quasi) a smussare gli spigoli, a convincere anche i più riottosi, a correggere senza dirlo qualche nostra piccola eresia. Il tutto, caro don, con il tuo stile unico, con il quale riuscivi a citare in buon alessandrino, per rendere meglio l'idea, questo o quel grande teologo. Facendoci capire le verità, i misteri senza fondo della Rivelazione divina attingendo agli aneddoti, alle storie anche buffe che traevi dalla tua lunga esperienza concreta. Una madre morta troppo presto, un padre con i piedi per terra, la semplicità e la durezza della vita contadina nella prima metà del novecento, la famiglia di tua sorella, porto sicuro ed accogliente a cui tornavi tra le tappe della tua intensa e variata missione pastorale, le carte dei tribunali ecclesiastici, i sentieri di montagna che tanto ti piaceva percorrere, i problemi dei più giovani e dei più semplici,...

...Poi, caro don, abbiamo cominciato a pensare a quel vangelo di Emmaus (Lc. 24,13-35) che tu tante volte ci hai proposto, riuscendo sempre ad illuminarcene qualche nuovo aspetto. Abbiamo allora pensato che quegli "stolti e tardi di cuore" saremo proprio noi, se non capiremo che tu e la tua opera continuerete a vivere solo se noi, che abbiamo avuto la grande opportunità di conoscerti e condividere con te un bel tratto di cammino, continueremo davvero a vivere e non solo a ricordare i bei tempi andati. Adesso capiamo forse meglio anche tutta l'insistenza che da ultimo mettevi nel trattare il tema della tenerezza coniugale. Sentivi che, in procinto di lasciarci, dovevi far così perché questi "tardi di cuore", questi "ciulòn" come affettuosamente preferivi dire, capissero queste cose così semplici eppure così difficili?

Ora, caro il nostro don, siamo più sereni, siamo pronti a salutarti a ciglio asciutto, mentre parti per questo tuo ultimo viaggio. Ci hai convinto anche questa volta; e poi sappiamo che il Signore che tante volte hai reso presente in mezzo a noi ti ha preparato un posto nella sua casa dove starai più che bene. Siamo felici per te. Ma lasciacelo dire don, ci mancherai davvero tantissimo...

Ciau

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IO NON SO COME

 

Io non so come,

la notte è lunga

e il tempo è un mostro,

ma so che verrà l'alba

e la vita degna

sarà in ogni uomo,

e la terra non tremerà più

e la stella di Betlemme

ricorderà per sempre che Cristo

è veramente nato povero.

 

Io non so come,

la guerra è sulla terra

e il male sconvolge la Creazione,

ma so che verrà l'alba

e ogni uomo avrà il suo pane

e ogni uomo sulla spiaggia

riconoscerà Cristo che mangia pesce

e parla con lui.

 

 

 

 

 

 

Io non so come,

anche quest'anno è stato orrendo

di massacri e di morti,

ma so che verrà l'alba eterna,

la luce che attende ogni creatura,

fatta a immagine di Dio,

canto dell'universo.

 

Io non so come,

la notte è lunga

e il tempo un mostro,

ma so che verrà l'alba.

 

Elio Fiore

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UNA RELIQUIA DELLA PASSIONE

 

Se dovessi scegliere
una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo amore.

Madeleine Delbrel

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REGALA CIO' CHE NON HAI

 

Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.

Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.

Regala agli altri la luce che non hai,

la forza che non possiedi,

la speranza che senti vacillare in te,

la fiducia di cui sei privo.

Illuminali dal tuo buio.

Arricchiscili con la tua povertà.

Regala un sorriso quando hai voglia di piangere.

Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.

"Ecco, quello che non ho, te lo do".

Questo è il tuo paradosso.

Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,

invaderà il tuo essere,

diventerà veramente tua nella misura in cui

l'avrai regalata agli altri.

Alessandro Manzoni

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MANGIARE I BISCOTTI DEGLI ALTRI

 

Una ragazza stava  aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto. 
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di  comprare un libro per ammazzare il tempo.

Comprò anche un pacchetto di biscotti.

Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.

Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.

Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno, lei si  sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.

Tra se pensò: "Ma tu guarda se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno..."  

Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne  prendeva uno anche lui.

Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: "Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!"  
L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà! 

"Ah!, questo è troppo" pensò e comincio a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua  borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa. 

Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in  una sedia lungo il corridoio per non attirare   troppo  l'attenzione ed evitare altri dispiaceri. 
Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando... nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. 

Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore,al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio. 


LA MORALE:

Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i  biscotti di un altro senza saperlo? 

Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!
Esistono 5 cose nella vita che non si RECUPERANO: 


Una pietra dopo averla lanciata 

Una parola dopo averla detta 

Un'opportunità dopo averla persa 

Il tempo dopo esser passato 

L'amore per chi non lotta 


Qualcuno una volta ha detto: 

"Lavora come se non avessi bisogno dei soldi 

Ama come se nessuno ti abbia mai fatto soffrire. 

Balla come se nessuno ti stesse guardando. 

Canta come se nessuno ti stesse sentendo. 

Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra."

inizio