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La
prima domanda a cui ci sembra opportuno rispondere è: perché “questa
sessione?”
In
verità noi come CR siamo entrati in una équipe regionale che si
stava già ponendo il problema della diffusione del Movimento e di
quanto ne consegue. Ci siamo subito resi conto di condividere
completamente anche noi una urgenza in questo senso.
Il
campo va immediatamente sgombrato dall’idea che la
preoccupazione di fondo sia quella di ritrovarci in pochi o di
volerci rispecchiare nei grandi numeri. È fin troppo ovvio che
queste non possono essere le motivazioni, più o meno consce, che
muovono un Movimento come il nostro.
Questo
perché anche il nostro “annuncio” rientra nel
contesto dell’annuncio del Regno di Dio, non è quindi nella
autoreferenzialità che trova il proprio sbocco.
Attraverso
il titolo: “Il tesoro nel campo. Progetto di missionarietà
di un Movimento in movimento”, abbiamo tentato di
sintetizzare la sostanza, ma anche la modalità dell’annuncio.
Ecco allora il “tesoro nel campo” che nel contesto del
capitolo 13 di Matteo è una delle forme in cui viene
rappresentato il Regno. Sappiamo, per averlo sperimentato, che la
scoperta di questo tesoro cambia la vita, la rifonda sulla gioia.
Ogni
cristiano, e come équipiers ci sentiamo di dire ogni coppia
cristiana che si sente fatto oggetto dell’Amore di Cristo, preso
a cuore da Lui, diventa costituzionalmente un annunciatore di
questo amore. Questa diventa la sua missione.
Infine
perché parlare dell’END come di un “Movimento in
movimento”. Rimanere fermi nell’incessante progredire del
tempo significa precludersi la possibilità di esercitare la
propria missione. Dobbiamo certamente trovare mezzi di annuncio
efficaci per il tempo e la cultura in cui viviamo; dobbiamo fare
attenzione all’incompetenza e all’improvvisazione, cioè fare
nel modo migliore possibile il servizio a cui siamo chiamati. Ma l’efficacia
dell’annuncio non deriva dalla quantità e dall’elaborazione
degli strumenti che si mettono in campo.
È
sempre la testimonianza a farsi annuncio. È attraverso l’amore
reciproco degli sposi che si rende presente l’Amore di Dio nel
mondo.
Silvia
e Poppi Simonis, nel loro intervento ad una Sessione Regionale nel
‘94 proprio sulla “Diffusione”, affermavano che due sono le
modalità fondamentali (che condividiamo profondamente) con cui
Dio ha operato attraverso il Cristo: quella dell’Incarnazione e
quella del rispetto della libertà dell’uomo. Per questo
dobbiamo anche noi testimoniare una capacità di incarnarci,
ovvero di lasciarci coinvolgere, nella vita di coloro a cui
vogliamo rivolgere l’annuncio. E il Movimento ci sembra aiutarci
in questo senso (basti pensare al pasto condiviso, alla messa in
comune, alla compartecipazione,…).
Inoltre
Dio parla sempre all’uomo in termini di “Se vuoi…”, di
proposta; assolutamente libera resta sempre la risposta dell’uomo.
Tutto questo non deve però scoraggiare la missionarietà: ci
sembra che il seminatore della parabola sprechi il seme
affidatogli, non si preoccupi eccessivamente del terreno su cui
può cadere. Ci sembra tuttavia dotato di buoni antidoti contro la
delusione, cioè di pazienza e di fiducia. Non conosce l’ansia
ossessiva del raccolto, perché sa che tutto è nelle mani di Dio.
Già
dal suo inizio l’Annuncio ha avuto a che fare con dei demoni, e
i più forti si scacciano solo con la preghiera e il digiuno, dice
Gesù nel capitolo 17 di Matteo. Forse parliamo troppo di Dio e
poco con Dio; parliamo troppo dei fratelli e poco coi fratelli;
rischiamo di vivere di cose e di parole, ma di perdere di vista le
relazioni: esse hanno bisogno di spazio e di tempo, come anche di
vicinanza e di immediata concretezza, del messaggio “tu mi stai
a cuore” che Dio ci ripete, e che siamo chiamati a ripeterci
come coppie e a ripetere al mondo.
Questo
dunque ci sembra possa essere una sorta di “filo conduttore”
da sviluppare durante questi due giorni di incontro, e non volendo
rubare altro tempo passeremmo immediatamente la parola a Don Nino
Carta che, con nostra grande gioia ha accolto l’invito ad essere
qui con noi almeno per oggi. Non diciamo altro di lui perché
lasciamo a lui la sua presentazione. Auguriamo semplicemente buon
lavoro a tutti.
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