Sessione Regionale NOB sulla DIP, 29-30.01.2005

"Progetto di missionarietà di un Movimento in Movimento"

di Patrizia e Marco Rena

 

 

 
 

La prima domanda a cui ci sembra opportuno rispondere è: perché “questa sessione?”

In verità noi come CR siamo entrati in una équipe regionale che si stava già ponendo il problema della diffusione del Movimento e di quanto ne consegue. Ci siamo subito resi conto di condividere completamente anche noi una urgenza in questo senso.

Il campo va immediatamente sgombrato dall’idea che la preoccupazione di fondo sia quella di ritrovarci in pochi o di volerci rispecchiare nei grandi numeri. È fin troppo ovvio che queste non possono essere le motivazioni, più o meno consce, che muovono un Movimento come il nostro.

Questo perché anche il nostro “annuncio” rientra nel contesto dell’annuncio del Regno di Dio, non è quindi nella autoreferenzialità che trova il proprio sbocco.

Attraverso il titolo: “Il tesoro nel campo. Progetto di missionarietà di un Movimento in movimento”, abbiamo tentato di sintetizzare la sostanza, ma anche la modalità dell’annuncio. Ecco allora il “tesoro nel campo” che nel contesto del capitolo 13 di Matteo è una delle forme in cui viene rappresentato il Regno. Sappiamo, per averlo sperimentato, che la scoperta di questo tesoro cambia la vita, la rifonda sulla gioia.

Ogni cristiano, e come équipiers ci sentiamo di dire ogni coppia cristiana che si sente fatto oggetto dell’Amore di Cristo, preso a cuore da Lui, diventa costituzionalmente un annunciatore di questo amore. Questa diventa la sua missione.

 

Infine perché parlare dell’END come di un “Movimento in movimento”. Rimanere fermi nell’incessante progredire del tempo significa precludersi la possibilità di esercitare la propria missione. Dobbiamo certamente trovare mezzi di annuncio efficaci per il tempo e la cultura in cui viviamo; dobbiamo fare attenzione all’incompetenza e all’improvvisazione, cioè fare nel modo migliore possibile il servizio a cui siamo chiamati. Ma l’efficacia dell’annuncio non deriva dalla quantità e dall’elaborazione degli strumenti che si mettono in campo.

È sempre la testimonianza a farsi annuncio. È attraverso l’amore reciproco degli sposi che si rende presente l’Amore di Dio nel mondo.

Silvia e Poppi Simonis, nel loro intervento ad una Sessione Regionale nel ‘94 proprio sulla “Diffusione”, affermavano che due sono le modalità fondamentali (che condividiamo profondamente) con cui Dio ha operato attraverso il Cristo: quella dell’Incarnazione e quella del rispetto della libertà dell’uomo. Per questo dobbiamo anche noi testimoniare una capacità di incarnarci, ovvero di lasciarci coinvolgere, nella vita di coloro a cui vogliamo rivolgere l’annuncio. E il Movimento ci sembra aiutarci in questo senso (basti pensare al pasto condiviso, alla messa in comune, alla compartecipazione,…).

Inoltre Dio parla sempre all’uomo in termini di “Se vuoi…”, di proposta; assolutamente libera resta sempre la risposta dell’uomo. Tutto questo non deve però scoraggiare la missionarietà: ci sembra che il seminatore della parabola sprechi il seme affidatogli, non si preoccupi eccessivamente del terreno su cui può cadere. Ci sembra tuttavia dotato di buoni antidoti contro la delusione, cioè di pazienza e di fiducia. Non conosce l’ansia ossessiva del raccolto, perché sa che tutto è nelle mani di Dio.

Già dal suo inizio l’Annuncio ha avuto a che fare con dei demoni, e i più forti si scacciano solo con la preghiera e il digiuno, dice Gesù nel capitolo 17 di Matteo. Forse parliamo troppo di Dio e poco con Dio; parliamo troppo dei fratelli e poco coi fratelli; rischiamo di vivere di cose e di parole, ma di perdere di vista le relazioni: esse hanno bisogno di spazio e di tempo, come anche di vicinanza e di immediata concretezza, del messaggio “tu mi stai a cuore” che Dio ci ripete, e che siamo chiamati a ripeterci come coppie e a ripetere al mondo.

Questo dunque ci sembra possa essere una sorta di “filo conduttore” da sviluppare durante questi due giorni di incontro, e non volendo rubare altro tempo passeremmo immediatamente la parola a Don Nino Carta che, con nostra grande gioia ha accolto l’invito ad essere qui con noi almeno per oggi. Non diciamo altro di lui perché lasciamo a lui la sua presentazione. Auguriamo semplicemente buon lavoro a tutti.