Sessione Regionale NOB per nuove équipes, 3-4.03.2007

"Perché un Metodo: la coppia e la sua équipes"

di Rita e Mirco Pizzoli

 

 

 

 

Vorremmo, prima di affrontare direttamente l’argomento METODO, soffermarci un momento sulla realtà nella quale viviamo, almeno come la percepiamo noi, attraverso la nostra esperienza di vita comune. Uno sguardo d’insieme, semplicemente, risultato della nostra percezione diretta di sposi inseriti in questa società, con un campo di osservazione che raggruppa più generazioni, proprio per come è strutturata la nostra famiglia anche allargata e per i molteplici incontri che abbiamo la grazia di poter fare ( breve descrizione). Questo perché lo stesso Gesù ci dice, attraverso la Parola del Vangelo, che noi “Siamo nel mondo, anche se non del mondo”. Ritorneremo su questo richiamo anche approfondendo l’esperienza END, che voi ben sapete essere una realtà ecclesiale, inserita e in comunicazione costante con la Chiesa tutta.

 

Non possiamo quindi isolarci dal mondo circostante, e questo è anche un primo dato, il Metodo non è uno strumento di fuga, alternativo a…, ma uno strumento per comprendere il nostro divenire nella vita quotidiana.

 

Ma veniamo alla nostra analisi:

Pensiamo che sia esperienza di tutti raccogliere - quando incontriamo qualcuno e chiediamo “Come va?” - risposte spesso molto incerte. Il lavoro, la vita frenetica, la gestione della casa e spesso degli affetti sembrano essere una gran fatica! La precarietà incombe, la società viene definita “liquida”, incapace cioè di fornire dei modelli di vita stabili. Gli spazi familiari nella cultura odierna sono considerati secondari alla produttività e il tempo non viene percepito come da dedicare a…, bensì come per fuggire da! Il problema del tempo è tale che si dice “è difficile vivere le giornate a misura d’uomo”, immaginiamo poi per inserire attività in più che prendono tempo! La felicità è spesso intesa come libertà individuale, capita che anche l’amore non venga visto come spazio di condivisione e di comunione, ma relegato nel campo del tempo determinato (sentiamo dire nei corsi per fidanzati che ci si può amare finché dura). La regola del tutto e subito non è più prerogativa solo di bambini capricciosi, ma sembra molto diffusa anche tra gli adulti che preferiscono lasciarsi trasportare dalle mode, piuttosto che inserirsi in un percorso fedele ad un progetto personale e condiviso.

Crearsi una identità stabile oggi è quindi una bella sfida, anche perché finora manca uno schema culturale che contrasti con l’individualismo, corrispondente ad un egoismo collettivo che non risponde ai bisogni profondi che comunque sono sempre nella persona. Non a caso le indagini fra i giovani testimoniano che Amore e Matrimonio sono all’apice di ogni ricerca statistica come realtà legate ai valori più forti e desiderati.

Sembrerebbe un quadro pessimistico al quale, come purtroppo sentiamo dire anche spesso, ci si deve adeguare perché le situazioni che ne derivano sono ineluttabili. C’è chi abdica davanti all’idea che si possa smuovere un dato così diffuso e radicato.

 

Ora, invece, noi siamo convinti che a questa atmosfera si può reagire e lo testimoniate anche voi che siete qui presenti, ma non da privilegiati o fortunati, bensì come persone e coppie che hanno deciso di prendere in mano la propria esistenza consapevolmente, ponendo alla base di tutta la vita personale e di coppia il fattore delicato della SCELTA.

La prima scelta che ci riunisce qui è di voler essere “Cercatori di Dio”, per usare una espressione di Padre Caffarel, coppie, e famiglie anche, nelle quali l’obiettivo è: ”vivere sotto lo sguardo dell’Eterno e meditare sulle sue perfezioni leggendo nel libro della Natura e nella Bibbia”. In queste coppie, diceva ancora, si “alleva una stirpe di Cristiani dai globuli rossi; in loro le virtù rispondono alle perfezioni divine che essi ammirano, come il riflesso risponde al raggio di sole”. La prima scelta che voi e noi abbiamo fatto è di affrontare questa realtà in coppia, un’altra scelta è di volerlo fare aiutandoci a vicenda nell’esperien­za del cammino di Équipe. Ricordate il raduno di Lourdes? Équipe Notre Dame: Comunità di coppie riflesso dell’amore di Cristo… Il riflesso che risponde al raggio di sole.

Sappiamo che la scelta a volte implica la rinuncia, la fatica e richiede di recuperare una corretta scala di valori utilizzando dei criteri di valutazione che siano oggettivi e validi in senso generale, sui quali poi impostare consapevolmente uno specifico stile di vita.

 

Ma quando e come possiamo attuare questa scelta? La nostra libertà determina l’orientamento della  nostra vita, ma all’interno di una serie di dati che noi non possiamo né inventare né cambiare. Abbiamo ricevuto la vita, non abbiamo scelto di essere maschio o femmina, non abbiamo scelto il nostro codice genetico, ma anche la città in cui siamo nati, con le sue influenze culturali, siamo condizionati a volte dagli eventi, le relazioni native e occasionali non le scegliamo e le congiunture storiche che possono apparire come dei semplici accidenti determinano la nostra esistenza e sono il materiale sul quale la costruiamo.

Ma proprio parlando di questi accidenti, pensando ad alcuni fatti accadutici, possiamo chiederci se in qualche occasione non ci si sia parata davanti la Provvidenza, piuttosto che il caso. Abbiamo per esempio detto sì alla persona con la quale abbiamo deciso di condividere la vita, ma perché proprio lei/lui? Magari l’abbiamo incontrata per caso, proviamo a pensare… e poi abbiamo insieme scelto di coltivarci a vicenda. E così pure, per caso o per provvidenza ci è stato proposto il cammino nel Movimento?

Ciò che crea la differenza fra i due termini, caso e provvidenza appunto, è porsi di fronte a realtà diverse, non leggere le cose in modo diverso. Dire che le situazioni storiche sono provvidenza significa che lì Dio c’entra, che ha disposto per noi un dono e la nostra libertà, la nostra scelta sta nell’accoglierlo e nel custodirlo. Quando pensiamo al nostro sposo, alla nostra sposa, quindi, se siamo consapevoli di essere coppie riflesso dell’amore di Cristo, siamo chiamati a vivere la nostra relazione come quotidiano sacramento. Non è stato sufficiente il rito celebrato il giorno delle nozze per definire il sacramento, il nostro matri­mo­nio diventa salvezza quotidiana per noi e per gli altri, se incarnato in Cristo. Ecco che si delinea la strada della santità, la ricerca della volontà di Dio disposta nella nostra vita coniugale, incarnata quindi nella quotidianità, ma con il criterio della misura alta della vita.

 

In questa ricerca il Movimento ci offre una valida mano, sappiamo che non ci si salva da soli, che fin dal principio i seguaci di Cristo si sono costituiti in Comunità, basta leggere gli Atti degli Apostoli; anche la presenza dei sacerdoti in questo cammino è di grande aiuto, pensiamo a S. Paolo e Aquila e Priscilla, per esempio, insieme a cercare la volontà di Dio sull’umanità, ministero ordinato e ministero di fatto insieme, così come già San Tommaso d’Aquino diceva nel  tredicesimo secolo.

Allo stesso modo, ritroviamo il valore del sacramento, segno dell’amore di Dio per l’umanità e la ricchezza della condivisione del cammino fra coppie e fra coppie e sacerdote nei fondamenti dell’esperienza END.

Parlando delle origini del Movimento, infatti, Padre Caffarel nella conferenza tenuta a Roma nel 1959 in occasione del pellegrinaggio delle Equipe, diceva “una delle scoperte più gioiose di quelle giovani, avide menti (parlava delle prime coppie) fu che non soltanto il matrimonio si colloca nel disegno di Dio, ma ne rivela le ricchezze”… dopo altre importanti considerazioni sul valore sacramentale del matrimonio e sulla tensione positiva verso la scelta religiosa, una volta intravista da parte delle coppie  la bellezza di conformare nella vita amore umano e amore divino, dice ancora “né meno evidente mi era apparsa la fecondità della collaborazione tra sacerdote e coppie. Non soltanto a me, ma anche ad essi […] il sacerdote apporta la dottrina e le coppie l’esperienza: da questa unione viene in luce un’arte di vivere cristianamente il matrimonio”.

 

Un’arte di vivere cristianamente, quindi, in cammino con Cristo per:

v   ricercare assiduamente la volontà del Padre (Gv 6,38: “perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”);

v   ricercare la verità (Gv 17, 15-17: “non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità, la Tua Parola è verità”);

v   vivere l’incontro e la comunione (Gv 17, 21-22: “perché tutti siano una cosa sola. Come Tu Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gioia che Tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me…”).

È dunque in Cristo che si realizza pienamente la Comunione: ma vivere l’incontro e la comunione richiede un apprendimento, occorre conoscere e conoscersi, accettare e accettarsi, amare se stessi e gli altri, uscendo da sé secondo lo stile insegnatoci da Cristo Eucaristia, cioè nel servizio e nel dono ricevuto e dato.

 

I punti concreti d’impegno ci aiutano a vivere l’incontro con il Signore e con l’altro. Incontro con il Signore nell’ascolto della Parola e nella preghiera, incontro con il coniuge e incontro dei due con il Signore nella preghiera coniugale e nel dovere di sedersi, ma anche incontro con gli altri nell’accoglienza delle loro vite e del loro percorso spirituale.

Ma consideriamo con ordine il perché questi doveri hanno un peso così significativo nella nostra esperienza di sposi e di fratelli in Cristo.

Già  Padre  Caffarel nel testo “Pellegrinaggio alle Sorgenti” (1987) sottolineava come una regola di tipo monastico, ritmata su tempi e liturgie che sono proprie dei monaci, non sia opportuna  nello stato di vita matrimoniale, perché si rappresenta come un abito che mal si adatta alla vita coniugale e familiare.

Va detto che fino agli albori dell’esperienza END, secondo l’insegnamento della Chiesa la vita spirituale dei cristiani sposati era elaborata infatti solo secondo schemi propri dei monaci e dei religiosi.

La scoperta della regola per coppie di sposi, che poi è stata indicata nei suoi punti concreti nella Carta, è seguita ad un periodo di approfondimento e preghiera vissuto dalle prime coppie con Caffarel. Alla fine di questa ricerca, alimentata anche dall’esperienza di gruppo e preghiera vissuti insieme, emersero alcuni dati: i gruppi, le future équipe, dovevano basarsi su alcuni fattori fondamentali e irrinunciabili:

v     l’approfondimento del pensiero di Dio sul matrimonio;

v     l’aiuto reciproco fra coppie;

v     la preghiera,

e per sconfiggere il rischio di involuzione accontentandosi di qualcosa di comodo piuttosto che avere un ideale posto in alto,

v     seguire una regola.

Badate bene che la proposta di questo programma, fondamento della Carta appunto, ebbe come effetto l’abbandono di un terzo delle coppie già coinvolte nei primi gruppi, perché ritenevano che la disciplina fosse troppo esigente.

Ma le équipes non vogliono essere “asili nido per adulti” e la questione della disciplina è quindi un caso serio.

La Carta delle Equipes Notre Dame introduce la DISCIPLINA DELLE EQUIPES con una frase che ci sembra fondamentale: “la mistica dell’Equipe, per essere viva e duratura, esige una regola. Mistica e regola, come anima e corpo, non possono fare a meno l’una dell’altra: la mistica dev’essere l’anima della regola; la regola, il sostegno e la salvaguardia della mistica.” Dice inoltre “la regola deve essere sufficientemente leggera per non intralciare la personalità e la missione degli sposi, sufficientemente severa per difenderli dalla mollezza”.

Voi sapete che il termine Mistica indica la strada per raggiungere il Signore, la strada della santità, essa è l’anima, quindi, e definisce lo stile di comunione fra le coppie, quell’aiuto reciproco, che è spirituale e materiale, che permette di portare i pesi gli uni degli altri e favorire  l’incontro con il Signore per sfociare nella testimonianza.

Il corpo della mistica è appunto la regola proprio perché per arrivare a gustare l’anima, bisogna che ci sia un esercizio serio e consapevole del metodo. La nostra libertà disposta, come prima l’abbiamo chiamata, ci chiede, se vogliamo essere discepoli di Gesù, di scegliere con entusiasmo (pensate ai discepoli di Emmaus) la disciplina, per portare il bene a noi e ai nostri fratelli.

Come è bello quando in una équipe tutti durante il mese si è fatto il dovere di sedersi, si è preparato con serietà il tema di studio, si è esplorato il cuore per una onesta compartecipazione, ci si è preparati alla preghiera, ma anche ci si è accostati quotidianamente alla Parola di Dio, e magari si è cercato di partecipare ad una S. Messa infrasettimanale, si è pregato insieme… solo questo basterebbe per assicurarsi il fondamentale aiuto reciproco se non altro nell’esperienza grande della messa in comune fatta in équipe, nella certezza della discrezione e della fiducia reciproca che nasce anche dal sapere che c’è una scelta comune che ci contraddistingue.

Pensate infatti a quando per qualsiasi occasione, una giornata di Settore, o una Sessione  o  un servizio accolto, incontrate una coppia sconosciuta. Ci si trova subito a proprio agio perché si sa quale cammino quella coppia ha scelto di compiere e il “codice” è lo stesso, si parla di riunione d’équipe, di cena condivisa, di messa in comune, di preghiera, di tema di studio, di compartecipazione, di dovere di sedersi… Tutti diversi, ma con lo stesso obiettivo e lo stesso metodo per camminare.

Ma ancora Padre Caffarel, nella stessa conferenza nominata prima, sottolineava che “se ci venisse dimostrato che un qualche obbligo o un qualche metodo non sono un mezzo per far progredire nella carità l’insieme delle coppie, ed è la sola cosa che importa, immediatamente esso verrebbe abolito e modificato”.

Pur essendo, quindi, un fortissimo elemento unificante, il metodo non è l’obiettivo della nostra esperienza di Comunione, ma solamente il mezzo, lo strumento comune per formarsi una coscienza libera e disposta secondo lo stile di vita Eucaristico. Quale stile quindi? Quello di esercitare reciprocamente, fra marito e moglie, fra coppia e coppia, fra coppie e sacerdote, fra équipiers, fra battezzati credenti  e verso tutti la cura e la relazione per una vita buona così come Gesù ci ha insegnato con la sua vita, passione, morte e resurrezione.

Non crediamo di dovere qui elencare i doveri della regola, anche se per la nostra stessa esperienza siamo sicuri che li rispettiamo e assumiamo a volte, o anche spesso, in modo altalenante, ma definirne piuttosto la  forza per la crescita spirituale della coppia e della équipe stessa. L’esercizio serio del metodo porta per forza di cose a desiderare l’incontro con il coniuge, perché soprattutto il dovere di sedersi alla presenza del Signore è fonte di grande bene reciproco, e con le altre coppie proprio per il fatto che stimola l’aiuto reciproco.

La compresenza che si esprime tra marito e moglie grazie alla continuità dello sforzo si amplifica in presenza con, cioè in partecipazione. In questi anni, sono 26 anni di équipe, abbiamo osservato che i momenti di maggior stasi, di povertà di messaggi e di senso del cammino, che si vivono anche (ahimè) con una maggiore superficialità del rapporto reciproco, si presentano soprattutto quando gli équipiers non si sentono responsabili del percorso degli altri e trascinano anche per se stessi l’esperienza. Così diventa più difficile che si facciano presenti alle opportunità comuni, dove si può respirare e condividere l’entusiasmo del riconoscersi fratelli in Cristo secondo la missione propria del matrimonio. Al contrario, i momenti di formazione comuni, le condivisioni nelle équipes miste o di formazione sono a detta di tutti quelli che vi partecipano, e spesso è l’équipe di base nel suo insieme che lo decide, grandi momenti di spiritualità comune e di confronto, una traccia sulla quale lavorare a lungo anche per la propria crescita personale. Così progredisce nella carità l’insieme delle coppie.

Ed ecco che emerge un altro valore principe dell’esperienza del Movimento, motore proprio di questa presenza l’uno per l’altro, sia fra coniugi che fra coppia e coppia, ed è il mettersi al servizio. E’ questa in realtà la prerogativa di ogni battezzato, in quanto rivestito di Cristo, il Servo per eccellenza, ma l’esercitare la regola impone un percorso di consapevolezza. Un tesoro, la perla preziosa non si può tenere per sé. Ed ecco che ci scontriamo ancora con il dato iniziale della nostra conversazione; non dobbiamo dimenticarci che viviamo in una dimensione culturale privatistica, dove il problema della persona,  della coppia, del lavoro, del tempo….è considerato un “affare privato”, ambito nel quale non si deve entrare né per consigliare, tanto meno per correggere. Questa mentalità ci crea un problema perché si pone in contrasto con l’idea del servizio, è spesso la causa per cui ci sentiamo giustificati, inadeguati, impreparati, non autorizzati ”a comprometterci” nelle situazioni degli altri, siano soltanto i nostri co-équipiers o tanto meno il gruppo allargato.

Per reagire  a questo aspetto e raccogliere la sfida ci aiuti il pensare al fondamento del sacramento del matrimonio, che è anche quello dell’ordine: questi sono sacramenti pubblici, espressione della grazia del Signore che si esprime e manifesta in quella coppia, in quel prete, inseriti in quella comunità di credenti. Da questa grazia, accolta e custodita, sgorgano le attitudini ad uno stile di vita, quello della cura e della comunione reciproca feconda nell’amore, che si  manifesta poi in tutte le realtà in cui la coppia è chiamata a vivere. L’esercizio del metodo, strumento formativo, aiuta a precisare la grazia ricevuta in comportamenti effettivi; infatti attraverso di esso in équipe cerchiamo insieme la volontà di Dio e “niente unisce quanto ricercare insieme il pensiero di Dio” .

È con queste parole di Padre Caffarel che vogliamo terminare il nostro intervento, augurando a voi tutti di assaporare nella vostra vita, attraverso i volti e i cammini dei tanti équipiers che incontrerete strada facendo, la gioia della presenza visibile del Signore apparso allora  ai discepoli di Emmaus, presente oggi nella Eucaristia condivisa.

Chiediamo al Signore, per intercessione di Maria Vergine, che ci custodisca tutti nel cammino.