Incontro CRE dei Settori di Genova, 5.11.2006

"Orientamenti per il Movimento, cioè un mandato per la nostra équipe"

di Patrizia e Marco Rena

 

 

 
 

1. Saluto e presentazione

Anche quest’anno le CRS dei vostri 4 Settori hanno creduto bene invitarci ad un momento così importante, nel cammino del Movimento di Genova, come quello dell’incontro di inizio d’anno con le CRE. Siamo loro grati perché ci hanno offerto ancora una volta la possibilità di rivolgerci a tante coppie di équipiers, ma soprattutto di sperimentare nuovamente l’accoglienza e l’amicizia che riscaldano i nostri incontri.

 

Siamo Patrizia e Marco Rena. Viviamo e lavoriamo ad Ales­san­dria. Patrizia insegna materie letterarie in un Istituto superio­re ed io lavoro nel settore della stampa digitale e foto­lito­grafica. Abbiamo due figlie: Elisa di 18 anni che frequenta il 5° anno al Liceo Scientifico, e Chiara di 8, che frequenta la 3a elementare.

Siamo sposati da 22 anni, in équipe da 19 (Alessandria 7) con altre tre coppie perché da quest’anno una coppia ha deciso di non partecipare più. Inutile dire, perché è esperienza sicuramente comune a molti, la sofferenza di questi distacchi, anche se sono privi di conflitto e di animosità e non giustificati, a detta della coppia stessa, da responsabilità attribuibili agli altri o da situazioni a cui gli altri possono porre rimedio.

 

Vi abbiamo rubato qualche minuto per raccontarvi della nostra équipe di base perché le nostre radici sono in questo terreno. È un senso di gratitudine che ci spinge a parlare, sempre e comunque, della nostra Alessandria 7 e insieme è l’auspicio che possa continuare con sempre nuove energie il proprio cammino.

E poi è anche grazie alla nostra équipe di base, alla pazienza, alla collaborazione, alla disponibilità dei nostri amici, se in questi anni siamo riusciti a svolgere alcuni servizi nel Movimento: piloti, responsabili di settore, ed ora responsabili della Regione Nord Ovest B.

Per giustizia di causa dobbiamo anche dire che più coppie del Settore di Alessandria hanno reso e continuano e rendere possibile il nostro servizio con il loro incoraggiamento e aiuto concreto e, sempre per giustizia di causa, vogliamo dire che molto dobbiamo anche alle coppie che fanno équipe regionale con noi e che hanno contribuito e continuano a contribuire alla creazione del clima giusto e delle condizioni giuste per lavorare insieme a un’opera che non ci appartiene, ma che è del Signore. Non ci stiamo dicendo come équipe regionale che siamo bravi, ma piuttosto che siamo intenzionati sinceramente a rendere sempre più questa équipe di servizio un laboratorio nella fraternità e di fraternità. Questo è l’augurio che facciamo alle équipe di servizio che lavoreranno, a seguire, in questa giornata, ma è anche l’augurio che va ad ogni équipe di base come a ogni nostra équipe di formazione che all’occasione si costituisce.

 

2. Custodi della nostra équipe

Quando ci siamo seduti e ci siamo domandati: “che cosa andiamo a raccontare questa volta agli amici di Genova” ci è venuto quasi automatico il pensiero vivo del momento vissuto da tante coppie di équipiers a Lourdes.

Confessiamo che ormai, in un ventennio circa in cui stiamo nel Movimento, abbiamo raccolto l’eco, ma soprattutto il testimone, di diversi incontri internazionali e quest’anno avevamo davvero sperato di poterci essere anche noi a respirare l’aria del Raduno. Invece le cose sono andate diversamente e la nostra grotta è stata in qualche modo rappresentata dal capezzale del papà di Marco dal quale non abbiamo potuto né voluto allontanarci. Questo però, forse, ci ha permesso di immedesimarci nei tanti équipiers chiamati comunque a partecipare, accompagnando, da casa, il Raduno, prima attraverso la preparazione avvenuta ad esempio con un tema di studio ad hoc, poi seguendo per quanto possibile, sul sito, le cose nel loro svolgersi, e infine facendo nostri quegli orientamenti di vita che sono “frutto di discernimento delle coppie regionali di tutto il mondo e dono che il Signore fa ad ogni équipes…”.

Così recita, proprio nelle prime righe, la Lettera da Lourdes che abbiamo tra le mani e che anche voi riceverete presto. Sì, la consegna è fatta, in primo luogo, ad ogni équipes, alle nostre équipes di base, alle équipes che, per voi CRE qui presenti, quest’anno sono vostre in modo particolare, sono affidate a voi come custodi di un nodo che lega una maglia all’intera rete del Movimento.

Abbiamo con queste parole recuperato in somma sintesi un’immagine che, chi ci conosce, sa esserci molto cara, immagine che ci ha fatto molto piacere ritrovare proprio in testa a quel decalogo che le vostre CRS vi consegneranno questa mattina.

Sempre nella Lettera da Lourdes, “naturalmente di seguito” al richiamo fatto ad ogni équipe c’è quello rivolto ad ogni Settore, Regione, al Movimento tutto affinché ognuno possa “approfondire la propria vocazione cristiana attraverso uno stile di vita evangelico che si incarna in ogni coppia unita nel Sacramento del matrimonio ed anche nell’esperienza dei preti consacrati nel Sacramento dell’ordine, e di ogni consigliere spirituale”.

Ancora poche righe direttamente dalla Lettera: “Gli orientamenti di vita sono una chiamata ad aprire il cuore ed il vivere quotidiano ad una dimensione spirituale che trova origine nel cuore di Dio; noi li esprimiamo nell’amore verso il prossimo che rende le nostre Equipes Notre Dame comunità di coppie, riflesso dell’amore di Cristo”.

 

3. Un cammino di conversione

“Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Ecco l’icona evangelica di riferimento in questa Lettera. Abbiamo letto chissà quante volte nel Vangelo di Giovanni queste parole.

Una riflessione sembra, a questo punto, sorgere quasi spontanea: quelli che abbiamo finora ascoltato, vangelo compreso, sono richiami sentiti mille volte, parole non nuove, ma che sono l’indicazione che può fare veramente nuova la vita, perché sempre nuove sono le fasi, le circostanze, le condizioni di lavoro, di salute, di relazione che la vita quotidianamente ci propone e il Signore Gesù sempre lì a chiederci di amare come lui ci ha amato.

Ecco perché è sempre tutto e comunque nuovo da fare; l’esperienza cristiana forse è cominciata per ciascuno di noi in un momento che riusciamo anche a recuperare nella nostra memoria, ma certo non può mai dirsi finita, compiuta. Siamo sempre in cammino, un cammino di conversione; lo siamo come singoli, come coppie, come équipe. Forse abbiamo fatto anche questa esperienza: non ci siamo mai ritrovati tanto lontano dalla meta come quando abbiamo creduto di essere arrivati da qualche parte nella fede. Ecco perché il nostro vivere è sempre cammino e progetto, disponibilità a muoversi e a cambiare sollecitati dalla storia stessa.

 

4. Chiamati a creare luoghi di persone

Ancora ci hanno colpito le parole che Carlo e Maria Carla Volpini, nostri nuovi responsabili internazionali, hanno inserito nel loro intervento conclusivo al Raduno di Lourdes e che abbiamo ritrovato nel vostro notiziario dello scorso ottobre: “Le équipes devono poter essere, per se stesse e come testimonianza alla Chiesa e al mondo, luogo di persone e di coppie capaci di mettere insieme ciò che hanno e ciò che sono e di farne dono per sé e per gli altri”.

Queste parole ci suggeriscono l’idea che gli équipiers non sono persone di un luogo, cioè facenti parte di una équipe di base, di un Movimento, della Chiesa, del mondo, come se questi fossero appunto luoghi frequentati più o meno assiduamente e in maniera appagante, ma sono chiamati a creare luoghi di persone e coppie, ovvero occasioni di incontro, di scambio, di relazione possibile e autentica, gratificante, “amorosa” secondo Cristo, anzi amorosa perché con Cristo Amore in mezzo. Solo così saremo testimoni, cioè gente che dice un vissuto, che dice perché ha visto, udito, toccato con mano che un certo modo di vivere più umano, veramente umano, è possibile.

Abbiamo detto possibile, non facile, non automatico… ma comunque possibile. È possibile qui e ora, in quel quotidiano in cui siamo costantemente immersi e costantemente soggetti alle insidie della nostra fragilità di uomini.

Ma per testimoniare tutto questo dobbiamo diventare capaci di mettere insieme ciò che abbiamo e siamo (questo dicono ancora Carlo e Maria Carla). Già, perché capaci si diventa, ci si allena, ci si educa a fare del qui e ora, della nostra quotidianità domestica, ecclesiale e mondana un possibile tempo felice, segno e speranza di eternità. Ecco allora la pedagogia dell’END, l’appello a quell’impegno e a quella tensione intorno ai nostri punti concreti di impegno che ci viene dalle prime battute degli Orientamenti: “Per ogni équipiers la piena adesione alla Carta delle END implica l’accettazione completa dei punti concreti di impegno e la tensione a metterli in pratica. Sono punti di riferimento, sostegni nella vita delle coppie sposate che spingono a proseguire nel cammino di santità”. E di seguito leggiamo: “Il pasto fraterno, il tempo della messa in comune, la preghiera condivisa e meditata, il tempo di formazione sul tema di studio, … contribuiscono in egual misura a vivere il tempo forte della riunione di équipe, in cui si accoglie Gesù Cristo come fratello”. Ecco gli attrezzi preziosi di cui disponiamo e la cui cura è affidata, per quest’anno, a voi CRE qui presenti. È il Metodo che ci chiama a mettere insieme ciò che abbiamo (sì, anche aspetti della materialità come il cibo, la quota, l’aiuto coi figli) e ciò che siamo. Potremo capire, così, che disponiamo davvero di molto, insieme, già a partire dalla nostra équipe di base. Immaginiamo di quanto in più potremo disporre aprendoci al Movimento intero, alla Chiesa, ma anche al mondo.

Davvero il primo dono che facciamo, agendo così, è a noi stessi prima ancora che a chiunque altro. Abbiamo l’opportunità di verificare (e la nostra poca fede ne ha sempre bisogno) la verità delle parole del Signore che ci ricordano che solo chi perde la propria vita (la mette in gioco, la condivide, la offre) la ritrova pienamente.

 

5. La profezia collettiva

Con queste poche parole non siamo certamente riusciti a fare neppure un breve volo di ricognizione su tutto ciò che la “Lettera da Lourdes” contiene. La riflessione è proprio solo appena cominciata, noi stessi non abbiamo voluto e saputo andare oltre. Ma questo non era né un nostro obiettivo, né un nostro compito. Saranno certamente tante le opportunità di rimettere mano a questi orientamenti, di vivificarli attraverso il contributo di tanti équipiers, attraverso occasioni quali le Sessioni Nazionali, le Giornate di Settore…

Proprio attraverso la Sessione Nazionale, che quest’anno si è comunque voluta tenere nonostante il Raduno in programma a Lourdes e che si è però voluta inserire nel cammino di preparazione allo stesso Raduno, si è cercato di chiedersi dove va il Movimento, o meglio dove andrà in un futuro che è già oggi, quale la profezia collettiva di cui le END sono portatrici e che ci invita tutti a spenderci nel mondo per rivelare le ricchezze del matrimonio cristiano.

Uno specifico invito ad affrontare come tema di studio questo discorso ancora così aperto della profezia collettiva è stato rivolto in particolare ad équipes di servizio come quella regionale e quelle di settore (le CRS qui presenti ne hanno sentito parlare nel loro consueto incontro annuale di Sassone), perché quanto emerso dalla Sessione, insieme a quanto emerso dal Raduno, ha ancora bisogno di essere ruminato e metabolizzato, verificato a confronto con quella che molti riconoscono come profezia del mondo. Dobbiamo diventare sempre più occhi e orecchi aperti ai “segni dei tempi”, a ciò che attraverso di essi Dio ci vuole dire.

 

6. Conclusioni

Allora tutti, a cominciare dalle nostre équipes di base, dobbiamo lavorare per scoprire, prima ancora che rivelare, le ricchezze del matrimonio cristiano, ricchezze che non potremo certo tenere per noi, ma dovremo spendere all’esterno. Dobbiamo cioè prepararci, sempre ed instancabilmente, ad impegnarci in un dialogo franco e affettuoso con la storia, a cominciare da quella piccola, fatta di parenti, amici, colleghi… che ci chiedono, a buon diritto, conto delle tante energie che spendiamo per tenere vivi l’amore e l’unità della nostra coppia.

Crediamo che sia doveroso, per noi, accettare sempre questa sfida, ma per farlo abbiamo bisogno di tanto ascolto della Parola, di tanta preghiera, di tanto studio, di tanto scambio con chi crede che il tutto vada sostenuto insieme in una grande rete creata dalle tante maglie di cui voi CRE siete custodi.