|
Ci
siamo interrogati su che cosa significa nel profondo del nostro
cuore “gratuità del servizio in
Equipe”.
La
prima sensazione è che la parola “gratis”significa che non
devo pagare, non devo dare niente in cambio; ma in cambio di che
cosa?
Quindi
il comune modo di pensare il servizio come qualche cosa che
faccio, che do ad altri (tempo, risorse, disponibilità, ecc.),
sembrerebbe ribaltato: non FARE servizio ma ESSERE al servizio per
ricevere qualche cosa senza dovere nulla in cambio. Cioè, essere
pronti per ricevere, essere accoglienti ed ospitali, lasciare
spazio alle emozioni, alle sensazioni, alle storie che l'incontro
con gli altri (altre coppie, in una dimensione non solo personale
ma a due) ci può riservare.
Ecco, la prima
immagine che ci sembra di poter fissare è proprio quella del
servizio come dimensione di accoglienza, di ascolto di altre
coppie.
Facciamo
un po' di storia: noi siamo entrati in Equipe 15 anni fa, un po'
per caso. Cercavamo qualche cosa che ci potesse aiutare nella
nostra crescita di coppia ma non avevamo idea di che cosa fossero
le Equipes, il Movimento, ecc. Avevamo solo bisogno di qualcosa
per noi due.
La
risposta è stata l'ingresso nell'Equipe Genova 62, che stava
iniziando il pilotaggio. Così, senza pensare troppo a quello che
fosse o potesse diventare, un po' aiutati dalla nostra esperienza
di crescita in gruppi e comunità Scout e poco intimiditi
dall'incontro di persone nuove e sconosciute ci siamo presentati a
casa di Franco e Rina per il primo incontro.
Chi
avrebbe mai detto che gli ospitanti di quella serata, insieme ad
altre coppie, sarebbero stati i nostri compagni di viaggio per
tanti anni. In realtà da allora la nostra équipe ha vissuto
diversi momenti di assestamento; alcune coppie sono andate via,
altre sono entrate, una è uscita e poi tornata, altre si sono
perse. Il nostro primo consigliere è stato trasferito a Torino,
ne abbiamo uno nuovo, insomma, un cammino non facile, non lineare,
con momenti di fatica, legati anche al numero di bambini piccoli
presenti all'inizio; ma ora i nostri compagni di viaggio li
sentiamo vicini nei momenti belli che viviamo (quest'anno si è
sposata la prima figlia di una coppia della nostra Equipe) ed in
quelli faticosi e dolorosi. Insomma, abbiamo descritto brevemente
una realtà in cui ogni equipier può rispecchiarsi, storie comuni
di gente comune.
Ed
ecco quindi che ci viene spontaneo affermare che il primo
servizio, quasi inconsapevolmente, è quello che svolgiamo giorno
per giorno nei confronti della nostra équipe, tutte le vostre che
pensiamo ai nostri amici, che preghiamo per loro, che li abbiamo a
cuore, li sentiamo vicini nelle fatiche e compagni nelle gioie dei
momenti belli.
C'è
in certo stupore nel pensare che tutto questo avviene, come si
realizza e come si sente forte e profondo il sentimento
dell'amicizia nei nostri cuori; ma non è proprio durante la
riunione, quando ci si racconta nella messa in comune che cosa ci
è successo, o quando si libera il cuore affidando agli altri
nella compartecipazione le sensazioni più intime, che ci si sente
ascoltati ed accolti?
Durante
il mese che ci separa dalla prossima riunione riusciamo a
percepire e rivivere il calore dell'ascolto e dell'accoglienza che
ogni équipier ci ha offerto.
Un
altro servizio che abbiamo apprezzato è stato il pilotaggio, una
splendida coppia 15 anni fa ci ha pilotati e ne ricordiamo
soprattutto la semplicità con la quale si sono proposti, la
tenerezza con cui dimostravano la gioia di stare insieme, la
coerenza tra quello che dicevano e la loro vita. Ci hanno proposto
il cammino dell'END, ci hanno presentato una strada che abbiamo
scoperto poco per volta, talora con fatica. Ma la testimonianza di
Gino e Agostina, il loro SERVIZIO, è stato proprio il loro
presentarsi come coppia, offrendo il loro tempo e l'esperienza del
loro amore, con la consapevolezza che dal loro amore poteva
nascere una speranza e una luce per altre coppie in cammino.
Un
esempio unico e irripetibile perché unica e irripetibile è ogni
coppia.
Questo
è un concetto che abbiamo presente quando iniziamo un cammino di
servizio: essere se stessi, offrire ciò che siamo senza
interpretare parti.
Dopo
qualche anno di vita “tranquilla” nella nostra Equipe, abbiamo
incontrato (potremmo dire che ci siamo scontrati) con il
Movimento, questa grande entità all'inizio un po' misteriosa, che
sentivamo lontana da noi, quasi non ci riguardasse. Così per
caso, una sera, riceviamo una telefonata e ci dicono che la Coppia
di Collegamento era in scadenza e cercavano i sostituti. Coppia di
collegamento? Chi è? Non stiamo esagerando, è che la nostra
presenza fino a quel momento era stata molto ai margini, bastava
la nostra équipe. Spinti dalla curiosità ci facciamo avanti per
chiedere informazioni e un po' per cortesia, ed ecco!!! Avevamo
abboccato all'amo.
Forse
qualche coppia potrebbe riconoscersi in qualche percorso: per
esempio la chiamata.
Le
modalità sono spesso indirette, con un accattivante invito a
cena, per fare due chiacchiere, no, no, così, tanto per parlare
un po' del più e del meno: DIFFIDARE!!!! Abbiamo sempre pensato
che ci potesse essere una “trappola” in questo atteggiamento,
un'esca per un amo pericoloso.... Poi ci si vede, si sta bene
insieme, anche se l'atteggiamento degli ospiti non è subito
rilassato: pensiamo, che cosa c'è dietro? Quasi non riusciamo a
gustare i cibi migliori che ci vengono offerti, le abbondanti
libagioni, aspettiamo che cali la spada di Damocle che sentiamo
pendere sulla nostra testa. Dopo un po' lo dicono, è inevitabile,
noi stiamo scadendo e abbiamo pensato....a voi. “Che bel
regalo” – diciamo senza crederci – e pensiamo a quante altre
cose potevamo fare quella sera invece di accettare l'invito a
cena! Ce ne andiamo con una montagna di carte, documenti e scatole
varie, senza aver capito quasi
nulla di quello
che ci aspetta. Quando si chiude la porta alle nostre spalle, è
inequivocabile il rumore delle mani che si battono un
“cinque”, con gioia e sorrisi a mala pena soffocati, per
mantenere un contegno...
In
effetti i nostri predecessori non ci hanno mollato un attimo, fino
a che, per stanchezza, o per curiosità o per incoscienza abbiamo
detto si. Allora i nostri figli avevano 6, 8 e 10 anni, lavoravamo
entrambi ma non ci sono sembrati vincoli insormontabili o meglio,
forse avevamo voglia, anche se non lo sapevamo, di affrontare una
dimensione e orizzonti più ampi. Era una scommessa, che per
fortuna abbiamo accettato. Sono quindi iniziati i primi tre anni
di servizio, siamo entrati in un meccanismo sconosciuto che presto
è diventato per noi un insieme di visi, di persone, di incontri,
di accoglienza, di relazioni; e i nostri orizzonti si sono
ampliati, il cerchio si allargava racchiudendo in sé tante
emozioni, tante occasioni, sicuramente anche tanto
tempo
da dedicare e quindi, di riflesso, meno disponibilità per i
nostri figli, per i nostri interessi, ecc. Ma la ricchezza con cui
tornavamo a casa restituiva a tutti in termini di serenità, di
crescita, di condivisione.
Le
iniziative proposte sono state sempre accolte con partecipazione,
con attenzione e rispetto reciproco e i risultati non erano il
raggiungimento di nostri obiettivi ma la consapevolezza di essere
strumenti nelle mani di Chi può molto più di noi.
Forse è stata
proprio questa consapevolezza con la disponibilità
all'accoglienza e all'ascolto, che ci spinto ad andare avanti nel
servizio. Dopo questi tre anni ci è stato chiesto (proposto) di
prendere in mano il settore. Ci spaventava un po' perché la
dimensione era decisamente diversa (4 settori di Genova, regione,
incontri nazionali, ecc.).
L'ansia.
E poi l'ansia ci assale, quasi ci sovrasta. Quanti incontri hanno
detto?
Due,
no, cinque, al mese, alla settimana, più l'interregionale
allargato specifico di settore con diffusione, poi le sigle: CRS,
DIP, CRC. E accanto all'ansia legata agli aspetti organizzativi (i
figli, i genitori, noi stessi e i nostri interessi), un altro
dubbio ancora più grande: ma ce la faremo? Saremo in grado? In
genere ci vengono in mente modelli storici, i Rossi, i Bianchi, i
Tal dei Tali, e ci sembrano inarrivabili. In realtà ci siamo
accorti nel tempo che ognuno di noi ha un carisma che è dato dal
Sacramento del Matrimonio che lavora in lui che lo rende strumento
per un progetto che non è il nostro progetto, non è il nostro
modello.
I
nostri tre figli nel frattempo erano cresciuti e avevano altre ma
non meno importanti necessità di presenza, attenzione, ecc.Poi
c'era il lavoro di Gianni che in quel periodo poteva anche essere
trasferito fuori Genova e nello stesso periodo si è concretizzata
anche la nostra disponibilità nei confronti dell'affido
famigliare di
neonati in attesa di una risoluzione del caso e loro sistemazione
definitiva. Poteva essere quello il momento giusto per il servizio
in Equipe? Ma quando è il momento giusto? Quando non ci sono
figli piccoli o adolescenti, quando il lavoro non dà problemi,
quando i genitori anziani sono autosufficienti, quando.....
Non
c'è un quando che vada bene, non c'è un momento giusto che
dipenda da circostanze esterne a noi stessi. Per noi è stato il
momento della curiosità, del sì all'invito e alla proposta,
quando la nostra fontana ha iniziato a traboccare perché abbiamo
capito che tutte le grazie che ci erano state donate non potevano
non defluire, non potevano più stare dentro, quando abbiamo
capito di non essere soli nella nostra storia ma che potevano
essere strumento per scrivere la storia che Dio ha sulle sue
creature.
Se
ci fermiamo un attimo per pensare e guardare indietro a che cosa
sono stati questi ultimi anni, vediamo passare davanti agli occhi
tante persone, pensiamo a come il servizio che abbiamo avuto in
dono nel Movimento e che ci ha spinto a muoverci per incontrare
coppie in cammino sia stato prezioso nella misura in cui ci siamo
lasciati interrogare, attraversare dai volti e dalle storie degli
altri, dalle loro dinamiche e storie di coppia e ai quali abbiamo
portato noi, la nostra storia, in uno scambio e confronto di
amicizia e condivisione.
Tutti
noi abbiamo avuto il dono di incontrare l'Equipe, cioè abbiamo
toccato con mano che cosa significhi provare a crescere in coppia
e a far crescere la spiritualità del nostro stare insieme nel
sacramento del matrimonio. Nella dimensione del servizio abbiamo
incontrato chissà quante coppie. Non ricordiamo esattamente
quante, ma ricordiamo benissimo quali; non si tratta di un ricordo
preciso e assoluto di nomi o volti, si tratta di cuori, di
sentimenti, di sguardi. Quando questi sentimenti ci attraversano,
quando il servizio in Equipe ci porta a pensare proprio a quella
coppia, a telefonare senza trovarla, riprovare molte altre volte,
scrivere, cancellare, cercare la forma giusta, provare ancora,
muoversi per andare a un incontro, per andare incontro, ci sembra
di comprendere il travaglio e la difficoltà che precedono gli
incontri importanti.
Pensiamo
all'incontro di Zaccheo con Gesù, alle difficoltà di ogni natura
(la folla, la statura, ecc.) che precedono il momento sublime
dell'incontro degli sguardi. In questo compenetrarsi di storie
degli uomini sta la luce che illumina reciprocamente i nostri
cammini, l'amarsi a vicenda riconoscendo nell'altro il volto di
Dio.
Personalmente,
se ripenso alle molte occasioni vissute grazie al servizio in
Equipe, a quanto mi è stato regalato da questi sguardi colti
potendo guardare dalle finestre aperte sulla vita degli altri e
delle altre coppie, a tutto quello che è rimasto in me e in noi,
per la nostra vita di coppia e per la nostra famiglia, dico
spontaneamente grazie per le occasione che ci sono state proposte.
Anche nelle
nuove proposte che ci sono state fatte, il pilotaggio in Sardegna
da poco terminato, una nuova richiesta di pilotaggio a Savona, non
possiamo non restare sorpresi: perché proprio noi? Perché, che
cosa hanno visto in noi? Chi li ha spinti a parlarci e proporci un
servizio? Noi non ci sentiamo particolarmente capaci...... ma ecco
che ci viene in mente una frase di don Nino Carta che vorremmo
lasciarvi come chiusura e come invito alla meditazione:
“Dio
non sceglie i capaci, ma rende capaci coloro che ha scelto”
|