Giornata di Settore Alessandria, 23.10.2005

"La gratuità del servizio in équipe"

di Teresa e Gianni Andreoli

 

 

 
 

Ci siamo interrogati su che cosa significa nel profondo del nostro cuore “gratuità del servizio in Equipe”.

La prima sensazione è che la parola “gratis”significa che non devo pagare, non devo dare niente in cambio; ma in cambio di che cosa?

Quindi il comune modo di pensare il servizio come qualche cosa che faccio, che do ad altri (tempo, risorse, disponibilità, ecc.), sembrerebbe ribaltato: non FARE servizio ma ESSERE al servizio per ricevere qualche cosa senza dovere nulla in cambio. Cioè, essere pronti per ricevere, essere accoglienti ed ospitali, lasciare spazio alle emozioni, alle sensazioni, alle storie che l'incontro con gli altri (altre coppie, in una dimensione non solo personale ma a due) ci può riservare.

Ecco, la prima immagine che ci sembra di poter fissare è proprio quella del servizio come dimensione di accoglienza, di ascolto di altre coppie.

 

Facciamo un po' di storia: noi siamo entrati in Equipe 15 anni fa, un po' per caso. Cercavamo qualche cosa che ci potesse aiutare nella nostra crescita di coppia ma non avevamo idea di che cosa fossero le Equipes, il Movimento, ecc. Avevamo solo bisogno di qualcosa per noi due.

La risposta è stata l'ingresso nell'Equipe Genova 62, che stava iniziando il pilotaggio. Così, senza pensare troppo a quello che fosse o potesse diventare, un po' aiutati dalla nostra esperienza di crescita in gruppi e comunità Scout e poco intimiditi dall'incontro di persone nuove e sconosciute ci siamo presentati a casa di Franco e Rina per il primo incontro.

Chi avrebbe mai detto che gli ospitanti di quella serata, insieme ad altre coppie, sarebbero stati i nostri compagni di viaggio per tanti anni. In realtà da allora la nostra équipe ha vissuto diversi momenti di assestamento; alcune coppie sono andate via, altre sono entrate, una è uscita e poi tornata, altre si sono perse. Il nostro primo consigliere è stato trasferito a Torino, ne abbiamo uno nuovo, insomma, un cammino non facile, non lineare, con momenti di fatica, legati anche al numero di bambini piccoli presenti all'inizio; ma ora i nostri compagni di viaggio li sentiamo vicini nei momenti belli che viviamo (quest'anno si è sposata la prima figlia di una coppia della nostra Equipe) ed in quelli faticosi e dolorosi. Insomma, abbiamo descritto brevemente una realtà in cui ogni equipier può rispecchiarsi, storie comuni di gente comune.

Ed ecco quindi che ci viene spontaneo affermare che il primo servizio, quasi inconsapevolmente, è quello che svolgiamo giorno per giorno nei confronti della nostra équipe, tutte le vostre che pensiamo ai nostri amici, che preghiamo per loro, che li abbiamo a cuore, li sentiamo vicini nelle fatiche e compagni nelle gioie dei momenti belli.

 

C'è in certo stupore nel pensare che tutto questo avviene, come si realizza e come si sente forte e profondo il sentimento dell'amicizia nei nostri cuori; ma non è proprio durante la riunione, quando ci si racconta nella messa in comune che cosa ci è successo, o quando si libera il cuore affidando agli altri nella compartecipazione le sensazioni più intime, che ci si sente ascoltati ed accolti?

Durante il mese che ci separa dalla prossima riunione riusciamo a percepire e rivivere il calore dell'ascolto e dell'accoglienza che ogni équipier ci ha offerto.

Un altro servizio che abbiamo apprezzato è stato il pilotaggio, una splendida coppia 15 anni fa ci ha pilotati e ne ricordiamo soprattutto la semplicità con la quale si sono proposti, la tenerezza con cui dimostravano la gioia di stare insieme, la coerenza tra quello che dicevano e la loro vita. Ci hanno proposto il cammino dell'END, ci hanno presentato una strada che abbiamo scoperto poco per volta, talora con fatica. Ma la testimonianza di Gino e Agostina, il loro SERVIZIO, è stato proprio il loro presentarsi come coppia, offrendo il loro tempo e l'esperienza del loro amore, con la consapevolezza che dal loro amore poteva nascere una speranza e una luce per altre coppie in cammino.

Un esempio unico e irripetibile perché unica e irripetibile è ogni coppia.

Questo è un concetto che abbiamo presente quando iniziamo un cammino di servizio: essere se stessi, offrire ciò che siamo senza interpretare parti.

Dopo qualche anno di vita “tranquilla” nella nostra Equipe, abbiamo incontrato (potremmo dire che ci siamo scontrati) con il Movimento, questa grande entità all'inizio un po' misteriosa, che sentivamo lontana da noi, quasi non ci riguardasse. Così per caso, una sera, riceviamo una telefonata e ci dicono che la Coppia di Collegamento era in scadenza e cercavano i sostituti. Coppia di collegamento? Chi è? Non stiamo esagerando, è che la nostra presenza fino a quel momento era stata molto ai margini, bastava la nostra équipe. Spinti dalla curiosità ci facciamo avanti per chiedere informazioni e un po' per cortesia, ed ecco!!! Avevamo abboccato all'amo.

 

Forse qualche coppia potrebbe riconoscersi in qualche percorso: per esempio la chiamata.

Le modalità sono spesso indirette, con un accattivante invito a cena, per fare due chiacchiere, no, no, così, tanto per parlare un po' del più e del meno: DIFFIDARE!!!! Abbiamo sempre pensato che ci potesse essere una “trappola” in questo atteggiamento, un'esca per un amo pericoloso.... Poi ci si vede, si sta bene insieme, anche se l'atteggiamento degli ospiti non è subito rilassato: pensiamo, che cosa c'è dietro? Quasi non riusciamo a gustare i cibi migliori che ci vengono offerti, le abbondanti libagioni, aspettiamo che cali la spada di Damocle che sentiamo pendere sulla nostra testa. Dopo un po' lo dicono, è inevitabile, noi stiamo scadendo e abbiamo pensato....a voi. “Che bel regalo” – diciamo senza crederci – e pensiamo a quante altre cose potevamo fare quella sera invece di accettare l'invito a cena! Ce ne andiamo con una montagna di carte, documenti e scatole varie, senza aver capito quasi nulla di quello che ci aspetta. Quando si chiude la porta alle nostre spalle, è inequivocabile il rumore delle mani che si battono un “cinque”, con gioia e sorrisi a mala pena soffocati, per mantenere un contegno...

 

In effetti i nostri predecessori non ci hanno mollato un attimo, fino a che, per stanchezza, o per curiosità o per incoscienza abbiamo detto si. Allora i nostri figli avevano 6, 8 e 10 anni, lavoravamo entrambi ma non ci sono sembrati vincoli insormontabili o meglio, forse avevamo voglia, anche se non lo sapevamo, di affrontare una dimensione e orizzonti più ampi. Era una scommessa, che per fortuna abbiamo accettato. Sono quindi iniziati i primi tre anni di servizio, siamo entrati in un meccanismo sconosciuto che presto è diventato per noi un insieme di visi, di persone, di incontri, di accoglienza, di relazioni; e i nostri orizzonti si sono ampliati, il cerchio si allargava racchiudendo in sé tante emozioni, tante occasioni, sicuramente anche tanto

tempo da dedicare e quindi, di riflesso, meno disponibilità per i nostri figli, per i nostri interessi, ecc. Ma la ricchezza con cui tornavamo a casa restituiva a tutti in termini di serenità, di crescita, di condivisione.

Le iniziative proposte sono state sempre accolte con partecipazione, con attenzione e rispetto reciproco e i risultati non erano il raggiungimento di nostri obiettivi ma la consapevolezza di essere strumenti nelle mani di Chi può molto più di noi.

Forse è stata proprio questa consapevolezza con la disponibilità all'accoglienza e all'ascolto, che ci spinto ad andare avanti nel servizio. Dopo questi tre anni ci è stato chiesto (proposto) di prendere in mano il settore. Ci spaventava un po' perché la dimensione era decisamente diversa (4 settori di Genova, regione, incontri nazionali, ecc.).

 

L'ansia. E poi l'ansia ci assale, quasi ci sovrasta. Quanti incontri hanno detto?

Due, no, cinque, al mese, alla settimana, più l'interregionale allargato specifico di settore con diffusione, poi le sigle: CRS, DIP, CRC. E accanto all'ansia legata agli aspetti organizzativi (i figli, i genitori, noi stessi e i nostri interessi), un altro dubbio ancora più grande: ma ce la faremo? Saremo in grado? In genere ci vengono in mente modelli storici, i Rossi, i Bianchi, i Tal dei Tali, e ci sembrano inarrivabili. In realtà ci siamo accorti nel tempo che ognuno di noi ha un carisma che è dato dal Sacramento del Matrimonio che lavora in lui che lo rende strumento per un progetto che non è il nostro progetto, non è il nostro modello.

I nostri tre figli nel frattempo erano cresciuti e avevano altre ma non meno importanti necessità di presenza, attenzione, ecc.Poi c'era il lavoro di Gianni che in quel periodo poteva anche essere trasferito fuori Genova e nello stesso periodo si è concretizzata anche la nostra disponibilità nei confronti dell'affido famigliare di neonati in attesa di una risoluzione del caso e loro sistemazione definitiva. Poteva essere quello il momento giusto per il servizio in Equipe? Ma quando è il momento giusto? Quando non ci sono figli piccoli o adolescenti, quando il lavoro non dà problemi, quando i genitori anziani sono autosufficienti, quando.....

Non c'è un quando che vada bene, non c'è un momento giusto che dipenda da circostanze esterne a noi stessi. Per noi è stato il momento della curiosità, del sì all'invito e alla proposta, quando la nostra fontana ha iniziato a traboccare perché abbiamo capito che tutte le grazie che ci erano state donate non potevano non defluire, non potevano più stare dentro, quando abbiamo capito di non essere soli nella nostra storia ma che potevano essere strumento per scrivere la storia che Dio ha sulle sue creature.

 

Se ci fermiamo un attimo per pensare e guardare indietro a che cosa sono stati questi ultimi anni, vediamo passare davanti agli occhi tante persone, pensiamo a come il servizio che abbiamo avuto in dono nel Movimento e che ci ha spinto a muoverci per incontrare coppie in cammino sia stato prezioso nella misura in cui ci siamo lasciati interrogare, attraversare dai volti e dalle storie degli altri, dalle loro dinamiche e storie di coppia e ai quali abbiamo portato noi, la nostra storia, in uno scambio e confronto di amicizia e condivisione.

Tutti noi abbiamo avuto il dono di incontrare l'Equipe, cioè abbiamo toccato con mano che cosa significhi provare a crescere in coppia e a far crescere la spiritualità del nostro stare insieme nel sacramento del matrimonio. Nella dimensione del servizio abbiamo incontrato chissà quante coppie. Non ricordiamo esattamente quante, ma ricordiamo benissimo quali; non si tratta di un ricordo preciso e assoluto di nomi o volti, si tratta di cuori, di sentimenti, di sguardi. Quando questi sentimenti ci attraversano, quando il servizio in Equipe ci porta a pensare proprio a quella coppia, a telefonare senza trovarla, riprovare molte altre volte, scrivere, cancellare, cercare la forma giusta, provare ancora, muoversi per andare a un incontro, per andare incontro, ci sembra di comprendere il travaglio e la difficoltà che precedono gli incontri importanti.

Pensiamo all'incontro di Zaccheo con Gesù, alle difficoltà di ogni natura (la folla, la statura, ecc.) che precedono il momento sublime dell'incontro degli sguardi. In questo compenetrarsi di storie degli uomini sta la luce che illumina reciprocamente i nostri cammini, l'amarsi a vicenda riconoscendo nell'altro il volto di Dio.

Personalmente, se ripenso alle molte occasioni vissute grazie al servizio in Equipe, a quanto mi è stato regalato da questi sguardi colti potendo guardare dalle finestre aperte sulla vita degli altri e delle altre coppie, a tutto quello che è rimasto in me e in noi, per la nostra vita di coppia e per la nostra famiglia, dico spontaneamente grazie per le occasione che ci sono state proposte. Anche nelle nuove proposte che ci sono state fatte, il pilotaggio in Sardegna da poco terminato, una nuova richiesta di pilotaggio a Savona, non possiamo non restare sorpresi: perché proprio noi? Perché, che cosa hanno visto in noi? Chi li ha spinti a parlarci e proporci un servizio? Noi non ci sentiamo particolarmente capaci...... ma ecco che ci viene in mente una frase di don Nino Carta che vorremmo lasciarvi come chiusura e come invito alla meditazione:

“Dio non sceglie i capaci, ma rende capaci coloro che ha scelto”